IN BREVE

Inaugurazione: 23 aprile 2010
Capacità eventi sportivi: 16.000
Capacità concerti: 22.500

Campionati Mondiali di Pallacanestro
(Turkey)

Due fra le più importanti manifestazioni sportive indoor a livello planetario, i Campionati mondiali di pallacanestro Fiba e i Campionati del mondo di atletica leggera indoor sono nel segno del Made in Italy. Anche se, in tutta la loro storia, non sono mai stati ospitati in località italiane.

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I 60 anni che cambiarono il basket

Nati nel 1950, i Campionati mondiali di pallacanestro Fiba sono figli delle Olimpiadi. E, come le Olimpiadi, anche se in maniera meno plateale,il loro svolgimento mostra i mutamenti geopolitici che il mondo ha attraversato nei sessant’anni dalla loro istituzione. L’idea di creare un campionato mondiale specifico per il basket nasce dall’inaspettato successo di pubblico che le partite di pallacanestro avevano riscosso nel corso delle Olimpiadi del 1948. Così, sin dall’inizio, si decise che, appunto come i giochi olimpici, i campionati si sarebbero svolti a cadenza quadriennale, negli anni di mezzo fra un’Olimpiade e l’altra.
Basta una rapida occhiata ai luoghi di svolgimento e al medagliere per intuire che per tutti gli anni Cinquanta la lotta per la supremazia nel basket era una faccenda che riguardava essenzialmente le Americhe. Le prime cinque edizioni, dal 1950 al 1967, si sono svolte tutte in Sud America, una in Argentina, una in Cile, una in Uruguay e ben due in Brasile. E le prime quattro finali sono state vinte da Argentina, Stati Uniti e poi Brasile per due volte consecutive. Nella finale di Montevideo del 1967, però, le cose erano cambiate: a contendersi il titolo erano Unione Sovietica e Yugoslavia. Nazionali che avrebbero poi vinto due titoli ciascuna, prima di scomparire insieme ai paesi di cui erano espressione. Oggi esiste un’altra squadra che porta il nome di Yugoslavia, ma rappresenta solo la Serbia. Quindi è considerata un’erede indiretta della precedente e i due titoli che ha conquistato, vincendo nel 1998 e 2002 non si sommano ai precedenti.

Un problema di parole

A parte la cospicua presenza di stati travolti dalla Storia, fra gli aspetti curiosi del medagliere spiccano le prestazioni discontinue degli Stati Uniti. Dopo l’oro conquistato contro il Brasile nel 1954, gli americani non sono più saliti sul gradino più alto del podio per la bellezza di 32 anni, fino al 1986. In diverse edizioni la rappresentativa Usa non è nemmeno riuscita ad arrivare alle semifinali. Una stranezza, considerando la popolarità del gioco nel paese che l’ha inventato e l’assoluta supremazia tecnica e atletica delle sue grandi squadre.
In realtà, questa incostanza è una conseguenza dello scarso interesse che per molto tempo il mondo del basket americano ha mostrato verso ciò che succedeva al di fuori dei confini nazionali. A partecipare alla prima edizione fu inviata la squadra del dopolavoro di una fabbrica di automobili. Che riuscì sì a conquistare l’argento, ma la sua sconfitta nella finale contro l’Argentina segnò a suo modo una svolta storica perché era la prima volta che una squadra Usa veniva battuta in campo internazionale.
Per gli americani il campionato era viziato da due problemi di fondo. Il primo era la “A” finale di Fiba. Sigla che stava per Fédération Internationale de Basketball Amateur, cioè Federazione internazionale basket dilettanti. Cosa che tagliava fuori i grandi giocatori delle squadre Nba. C’erano pur sempre i futuri professionisti che militavano nelle squadre dei college, ma questi avevano poco interesse a partecipare perché non vedevano vantaggi di carriera nel competere contro nazionali che lasciavano freddi i loro tifosi e sponsor.

Una edizione storica

Le cose sono cambiate quando, nel 1989, la Fiba ha deciso di togliere la parola “amateur” dal suo nome, sia pure conservando la “A” dell’acronimo, visto che coincide con la seconda lettera di basket. Allo stesso tempo, la qualità della pallacanestro mondiale è cresciuta in maniera esponenziale, con un numero sempre più grande di squadre in grado di competere con gli Usa ad armi pari. Così, mentre da un lato cresceva l’interesse americano verso il campionato mondiale e gli Stati Uniti mettevano insieme squadre con giocatori di primissimo piano, dall’altra parte i campioni Usa si trovavano di fronte nazionali capaci di farsi valere e decise a non lasciarsi intimidire dalla loro forza.
Risultato: dopo aver conquistato il primo posto nel 1994 contro la Croazia, la squadra Usa è rimasta a bocca asciutta fino al 2010, quando un team pieno di campioni Nba è tornato, dopo 16 anni, ad aggiudicarsi la coppa del mondo nella finale di Istanbul.
Un’edizione, quella del 2010, a suo modo storica anche per un altro aspetto: ben due delle tre squadre vincitrici di medaglie, la Turchia con il suo argento e la Lituania con il bronzo, erano esordienti assolute nel campionato. Un podio, quello di Istanbul, che la dice davvero lunga sulla strada che la pallacanestro mondiale ha percorso in questi sei decenni.

Finale made in Italy

Nel 1932 l’Italia è stata uno degli otto soci fondatori della Fiba. Però non ha mai ospitato il Campionato mondiale, e la nazionale italiana non è mai riuscita a conquistare una medaglia. Solo due volte, nel 1970 e 1978, è arrivata alle semifinali, finendo poi quarta.
Nonostante questo, nel 2010 c’era molta Italia nella finale di quello che tutta la Turchia ha entusiasticamente preparato perché diventasse “il miglior campionato mondiale di tutti i tempi”, come ci ha detto il direttore del torneo Predrag Bogoslavljev. Italiana la superficie di gioco Fast Break System 2 Wood prodotta da Mondo. Italiani anche i tabelloni elettronici Mondo su cui gli spettatori, seduti sui confortevoli sedili italiani Mondoseat 5 seguivano il punteggio delle partite a mano a mano che i giocatori infilavano la palla nei canestri italiani Mondo.

Dopo il campionato

Uno dei problemi che spesso affliggono le grandi manifestazioni sportive internazionali è il destino delle strutture costruite per l’occasione una volta che si siano spenti i riflettori del grande evento. Nel caso del campionato di Turchia, “tutti gli investimenti sono stati pensati per diventare l’eredità più importante dell’evento e soddisfare le esigenze della città”, chiarisce Bogoslavljev. Basta un’occhiata al calendario delle prossime manifestazioni di rilievo internazionale previste al Sinan Erdem Dome per capire che non si tratta delle solite parole di circostanza. Non solo lo stadio è diventato la casa delle principali squadre di basket cittadine, Efes Pilsen e Fenerbahçe Ülker, ma nel marzo 2012 ospiterà i Campionati del mondo di atletica leggera indoor. Poi, un mese più tardi, sarà la volta dei Campionati mondiali di nuoto in vasca corta. E ancora, dal 2011 al 2013, grande tennis femminile con i Wta Tour Championsip, il torneo che chiude la stagione dopo i quattro del Grande Slam.
Questa possibilità di utilizzi tanto diversi è stata resa possibile dalla decisione chiave come quella di adottare sin dall’inizio la pavimentazione Fast Break System 2 che, grazie al suo esclusivo sistema di montaggio e smontaggio rapido, permette di allestire e rimuovere in poco tempo la superficie di gioco. Senza che le squadre in campo avvertano la minima differenza rispetto alle prestazioni di un perfetto campo fisso.

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